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La Parrocchia dei Santi Ambrogio e Teodulo è la principale chiesa tra le molteplici che fanno parte dell’unità pastorale di Stresa e ha il titolo di Arcipretura.

La sua storia inizia alla fine del 1700 quando, durante l’arcipretura del sacerdote Giambattista De Antonis, fu progettata la costruzione della nuova chiesa parrocchiale (la precedente era ubicata nell’attuale area cimiteriale) su disegno, a croce greca di ordine corintio, dell’architetto Giuseppe Zanoia di Omegna.
I lavori furono avviati nel 1786 grazie ai marchesi Morigia e alla benefattrice Anna Maria Mattei Bolongaro. Costruita in meno di cinque anni, la chiesa parrocchiale venne benedetta nel 1790 e consacrata nel 1812. Nel corso dell’Ottocento, soprattutto grazie ad Anna Maria Bolongaro (figlia) e all’abate Branzini, furono eseguiti importanti interventi: riparazioni, nuove decorazioni, posa dell’organo del 1843, donazione di arredi preziosi, completamento della facciata con sculture e varie opere interne.
Anna Maria Bolongaro fece costruire anche l’altare destro, dedicato alla Madonna del Rosario, e vi collocò la reliquia di san Vitaliano, ricevuta nel 1833 da papa Gregorio XVI. L’altare fu consacrato nel 1835; in seguito vennero aggiunte la statua in rame della Madonna e i medaglioni dei misteri del Rosario. La reliquia del piccolo martire Vitaliano, conservata inizialmente nella cappella privata dei Bolongaro, fu più volte estratta per pulizia (1848, 1870) e nel 1898, durante la visita del vescovo Pulciano, fu riposta sull’altare. Da allora è celebrato un culto annuale, la terza domenica di luglio.


Tra fine Ottocento e primo Novecento la chiesa parrocchiale fu ulteriormente decorata con nuovi dipinti. Nel corso del Novecento si susseguirono poi restauri significativi: facciata (1959), battistero (1961) e sostituzione del primo organo con un Tamburini, oggi utilizzato per concerti internazionali1.
Le principali festività celebrate in Parrocchia sono:
Sant’Ambrogio: festa patronale, 7 dicembre
Immacolata Concezione della B.V.M., 8 dicembre
Madonna del Rosario, 2ª domenica di ottobre
Madonna di Passera, 21 novembre e giorni contigui
Corpus Domini, data variabile in base alla Pasqua
San Vitaliano, 3ª domenica di luglio
Beato Antonio Rosmini, 1-2 luglio




Centenario della nascita di don Piero Giacometti
Il “pio prete” che ha fatto grandi le piccole cose2.
18 novembre 1915 – 18 novembre 2015
«Ricordate: ogni strada è buona, purché conduca a Dio: vita di famiglia, vita di azione isolata, vita religiosa. Ma la vita religiosa, credetelo, è la migliore! Però ripeto a voi le parole di Giovanni: Amatevi! Al dono del cuore, la verginità, unite il dono dello spirito, la carità». (Don Piero Giacometti).
Piero Giacometti (1915–1949) nacque a Borgomanero il 18 novembre 1915. La perdita della nonna materna, nel 1929, segnò l’avvio della sua vocazione: prima chierichetto, poi seminarista a Miasino, guidato da don Pio Salini. Anni di studio intenso, curiosità intellettuale e primi esercizi poetici ne plasmarono la personalità spirituale. I compagni ricordano il suo sorriso, la disponibilità verso i più deboli e un’intelligenza vissuta con umiltà.
Nel seminario promosse iniziative di preghiera e cultura: fondò il Piccolo Cenacolo degli Adoratori, fu redattore capo della rivista Spero Lucem e diresse un Circolo di cultura teologica. La sua formazione fu segnata da una ricerca interiore vigorosa, da dubbi affrontati con coraggio e da virtù maturate come conquiste personali.
Ricevette il suddiaconato e il diaconato nel 1940 e, il 23 maggio, fu ordinato sacerdote a Novara. Pochi mesi dopo divenne coadiutore a Cannobio, dove affrontò gli anni duri della guerra con dedizione pastorale. Dal 1946 insegnò al Collegio Papio di Ascona, raggiunto ogni giorno in bicicletta, e nel 1947 si laureò in Lettere discutendo una tesi su Gregorio Magno.
Nel settembre 1948 fu nominato arciprete di Stresa. Il suo ingresso fu accompagnato da un programma pastorale limpido: essere presenza di Cristo nelle gioie e nelle sofferenze della comunità. Si distinse per un’intensa attività spirituale e caritativa: sostenne giovani e famiglie, promosse iniziative culturali, avviò progetti edilizi e sociali, valorizzò le associazioni e comprese le potenzialità di Stresa come luogo di spiritualità legato alla memoria di Rosmini e Manzoni.
La salute però crollò rapidamente nel 1949: un sarcoma intestinale lo portò alla sofferenza e a una lunga offerta di sé per la sua parrocchia. Operato senza speranza, chiese di morire a Stresa e di esservi sepolto «perché il pastore deve restare dov’è il gregge». Spirò il 6 ottobre 1949, lasciando scritto sulla propria lapide solo ciò che riassumeva la sua vita: «Amò Gesù». Ancora oggi gli stresiani si recano al cimitero ad accendere una candela o a portare un fiore al suo sepolcro. Di lui fu pubblicata, nel 1950 dall’editrice Àncora di Milano, una biografia dal titolo “Il seme nel solco” a cura di Bruno Paltrinieri ed oggi ripubblicata in edizione anastatica per la ricorrenza del centenario della nascita di don Piero.
«Figlioli miei carissimi di Stresa! Sono nelle mani di Dio per compiere amorosamente la Sua Santa volontà, qualunque essa sia.
Faccio innanzitutto professione di fede, perché voglio morire, come sono nato e vissuto, nella Santa Chiesa Cattolica. Chiedo perdono al Signore di tutte le mie grandi miserie e confido nella Sua infinita misericordia. Chiedo a voi perdono se vi ho dato cattivo esempio o scandalo, ma vi confesso e credo di aver sempre agito con retta intenzione per il bene del mio popolo.
Vi ringrazio per la generosità con cui la maggior parte di voi ha corrisposto al mio lavoro parrocchiale… Un anno fa, alla Madonna Pellegrina offrivo la mia vita per la santificazione della mia Parrocchia: ora la Madonna l’ha accolta.
Vorrei essere così, secondo l’immagine evangelica, il seme che marcisce nel solco perché maturi il buon grano; vorrei cioè che l’offerta accolta dalla Vergine Santa sviluppasse una più profonda vita cristiana nella nostra Parrocchia. Concedendomi la Divina Misericordia di poter giungere al regno del Cielo, vi assicuro che continuerò a pregare per la mia Stresa.
A voi chiedo ancora un grande favore: continuate a pregare per me e, quando passerete accanto alla tomba dei Parroci di Stresa, ricordatemi con la preghiera del suffragio. Ed ora, figlioli, dal letto della mia agonia, vi do la benedizione sacerdotale, che vuole essere la benedizione di Gesù e Maria su ciascuno di voi, praticanti e non praticanti la vita cristiana, ma che sento tutti vicino al mio cuore come miei figliuoli spirituali senza distinzione; e in particolare la mia benedizione sia sui peccatori, sui poveri, sugli ammalati e sulla gioventù».
(Dal Testamento spirituale di don Piero Giacometti).
Nel 2015 Stresa ha accolto nuovamente la Madonna Pellegrina, richiamando la prima visita del 1948 voluta da don Piero Giacometti. L’arciprete don Gian Luca Villa ha guidato la comunità in questa commemorazione, legandola al centenario della nascita di don Piero. La grande statua lignea della Vergine con il Bambino è giunta l’8 novembre, accolta solennemente sul sagrato, intitolato per l’occasione a Giacometti, alla presenza dei suoi familiari, delle autorità e di numerosi sacerdoti concelebranti.
Lunedì 9 novembre, con una S. Messa presieduta dal Rettore del Seminario di Novara e partecipata da tutti i chierici, sono state messe sotto il patrocinio di Maria le sette Comunità parrocchiali locali (Stresa, Brisino, Campino, Carciano, Levo, Magognino e Someraro). Durante tutta la settimana i bambini e i giovani, gli ammalati, i religiosi, il mondo del lavoro e del volontariato, le famiglie e i cresimandi sono stati via via affidati alla protezione di Maria attraverso liturgie presiedute da diversi sacerdoti della diocesi. La domenica conclusiva ha unito la celebrazione della Cresima alla liturgia di congedo della Madonna Pellegrina, che al termine è stata riportata nella sua sede novarese.



