EVENTI

A proposito del film “Pane dal Cielo” proiettato domenica 17 marzo al teatro dell’oratorio parrocchiale di Stresa in occasione della Festa del Papà, ecco una riflessione di un nostro amico intitolata “Il film Pane dal cielo e un po’ di Don Giussani“:

«Il bellissimo film presentato all’Oratorio domenica 17 a Stresa e purtroppo snobbato da molti ci provoca a diverse interessanti ed importanti riflessioni. Come bene ha detto don Giorgio, responsabile della Caritas Diocesana che ha presentato il film, lo spettatore lascia la sala cinematografica con dentro di se’ tante domande: da fare a se stesso e anche al regista. Non è mia intenzione affrontare queste domande. Personalmente ritengo che questa semplice storia, costruita fra la realtà e la fiaba, abbia un grande valore per noi cristiani e per tutta la gente che vorrà vedere il film.

IL film sostiene, secondo il mio parere, la Cattolicità della Chiesa. La Chiesa e’ per tutti, Cristo è venuto, ha predicato, ha sofferto, è morto, è Risorto per TUTTI.

Nel libro “Perché la Chiesa”, uscito nel 2003, scritto da Don Luigi Giussani, fondatore del Movimento Ecclesiale di Comunione e Liberazione, si legge nel la Sezione seconda il punto dedicato alla “Cattolicità”. Le citazioni in questo capitolo sono tante ma la sintesi la leggiamo in H.de Lubac, grande teologo, esperto del Concilio Vaticano II, che Giussani “usa” per spiegare il vero significato di “Chiesa Cattolica”.

“La Chiesa NON è cattolica perché diffusa su tutta la terra e con un gran numero di aderenti”, scrive il grande filosofo cattolico De Lubac. “Non è cattolica per una questione geografica o di cifre…la Chiesa si rivolge a tutto l’uomo, comprendendolo secondo tutta la sua natura”.   Che la Chiesa sia cattolica significa, spiega don Giussani, “che la verità e lo spirito, ciò che essa proclama, la sua esperienza, possono essere veicolati e assimilati da qualsiasi cultura e mentalità”.

Mi direte: “che cosa c’entra tutto questo con il film “Pane dal cielo” visto all’Oratorio”?

I due protagonisti, Lilli e Annibale, sono barboni e amici. Una sera nella metropoli trovano in un cassonetto un bimbo vispo e piangente. Una gioia immensa ma inizieranno presto le amare sorprese: NON TUTTI saranno in grado di VEDERE fisicamente il “bambino”. LUI si mostra a TUTTI ma lo vede, lo sente, lo tocca, lo coccola, SOLO chi ha il “cuore puro”. E’ una fiaba? No. E’ la realtà del Cristianesimo. Cristo è per TUTTI ma…

Il protagonista Annibale, bravissimo attore come pure l’amica Lilli, ha un sogno rivelatore: “lui mi ha detto che devo fare in modo che tutti LO vedano”. In sogno Annibale riceve un “compito”: far vedere il Bambino, annunciarlo a tutti. Annibale siamo TUTTI NOI cristiani. Abbiamo il Bambino tra noi ogni giorno fino alla fine dei tempi ma abbiamo il compito (se lo vediamo con gli occhi puri e della Fede) di farlo vedere a TUTTI.

Ecco la “Chiesa in uscita” tanto citata da Papa Francesco.” Una chiesa missionaria e coraggiosa, cioè capace di andare in ogni ambiente, in mezzo a tutte le culture. “Cristo e’ apparso come redentore dell’umanità intera…il suo corpo tende a includere l’umanità intera…” scrive ancora Don Giussani con una citazione al termine del capitolo, e… “la Chiesa Cattolica è la Chiesa dell’umanità in senso assoluto”. Allora questo splendido film ci apre gli occhi, il cuore, la mente; ci dona le energie necessarie per affrontare la vita di ogni giorno ma soprattutto (per tutti noi che ci sentiamo chiesa in forza del Battesimo) essere Testimoni in ogni luogo e gridare a tutti che Il Bambino c’è, è qui in mezzo a noi e per noi”.

Vi auguro di poter vedere il film ovunque verrà proiettato». (Giuseppe De Giovannini)

=========================================================================

Per la prima volta arriva a Stresa la “Luce di Betlemme”

La Novena di Natale inizia con il dono della Fiamma proveniente dalla Grotta della Natività

BREVE STORIA SU LA “LUCE DI BETLEMME”

La tradizione nasce dall’iniziativa di beneficenza “Lichts in Dunkel” (Luce nel buio) della radio televisione austriaca ORF-Landestudio Oberoesterreich di Linz.

Nell’ambito di tale iniziativa sono raccolte offerte spontanee con cui di vogliono aiutare bambini invalidi, emarginati e bisognosi.

Nel 1986 l’ORF decide di aggiungere alla beneficenza anche un messaggio di pace, come ringraziamento per le numerose offerte, attingendo e distribuendo nel territorio austriaco la Luce della lampada ad olio che arde ininterrottamente nella basilica della Natività a Betlemme.

Tale lampada infatti è mantenuta accesa grazie alle donazioni di olio da parte di tutte le nazioni di fede cristiana e non si è mai spenta da molti secoli.

A dicembre ogni anno da quella lampada ne vengono accese altre e diffuse su tutto il pianeta come simbolo di pace e fratellanza fra i popoli.

Poco prima di Natale un bambino, venuto appositamente dall’Austria, attinge alla lampada nella grotta della Natività che è poi portata a Linz in aereo. Da Linz la Luce è distribuita dagli Scout austriaci del Pfadfinderinnen Österreichs e tramite staffette di volontari la portano in tutta Europa.

In Italia la Luce arriva a Trieste e viene presa in carico dal “Comitato Luce della Pace di Betlemme” i cui soci sono le Associazioni scoutistiche di AGESCI, AMIS, MASCI e F.S.E.

**************

Ecco una breve sequenza fotografica di Sergio Bracco che percorre le tappe principali del lungo viaggo che ha portato la Fiamma da Betlemme a Stresa.

Nella foto il giovane Niklas Lehner di Vorchdorf, scout di 11 anni, che è stato scelto per accendere e portare in Europa la Luce di Betlemme.

Sabato 15 dicembre a Linz (Austria): cerimonia di consegna della Luce alle delegazioni scout. In basso a destra Niklas mentre consegna la lampada con la Fiamma agli scout italiani.

Domenica 16 dicembre: il momento dell’arrivo della Luce alla stazione di Rho. Da lì, in auto, giungerà a Stresa trasportata e ben custodita dai capi scout Sergio Bracco e Mario Scodes.

Infine le immagini dell’accensione delle lampade con la Luce di Betlemme, da parte di don Gian Luca, e la consegna delle stesse ai rappresentanti delle sette parrocchie del comune, alle catechiste ed alle suore della casa di riposo. La piccola cerimonia ha avuto luogo al termine della S. Messa in chiesa parrocchiale. 

(vb)

========================================================================

25 aprile: tra Festa della Liberazione e VERA LIBERAZIONE.

A Stresa l’anniversario della Liberazione e’ stato anticipato a domenica 23; il corteo per le vie centrali della citta’, la Banda del Mottarone (presente poi anche alla S. Messa), le soste al monumento dei deportati in piazza Sirtori e poi ancora fino a quello dei caduti sul lungolago. Gli interventi, i saluti, gli oratori, la benedizione. Molta gente anche grazie alla presenza dei gonfaloni di altri paesi.

Tutto secondo tradizione: corteo, S. Messa in Parrocchia, deposizione delle corone d’alloro, discorsi sulla Resistenza.

Ottima l’omelia di don Gian Luca. “Nel Cenacolo non c’e’ Tommaso. E’ lui il piu’ coraggioso, e’ rimasto fuori, tra la gente, a pensare a quel Gesu’ che li aveva lasciati. Lui- spiega don Villa- e’ l’esempio da seguire: un apostolo impaurito e incredulo ma coraggioso. E’ il simbolo di una “chiesa in uscita” come dice Papa Francesco. Una chiesa di popolo che sta in mezzo alla gente nonostante tutti i suoi limiti e non chiusa per paura dentro al cenacolo-sacrestia”.

Ma domenica la nostra chiesa Parrocchiale, nel pomeriggio, viene “preparata” per un annuncio molto piu’ grande. Si evidenziano le condizione indispensabile perche’ si realizzino e consolidino gli ideali e le speranze della Liberazione politica frutto del 25 aprile ma ANCHE quelli per dare vita concreta ad una vera ” chiesa in uscita”. 

Al centro, nella navata vicino all’altare, la fonte battesimale. Un bimbo riceve dopo la S Messa il Sacramento fondamentale per la vita.

Sull’altare appare la stupenda decorazione di fiori per il precedente matrimonio. Altro Sacramento (un po’ in declino) ma fondamentale per formare le basi di una societa’.

Sull’altare si offre a TUTTI il cibo e la forza per una VERA LIBERAZIONE: l’Ostensione del SS Sacramento per l’Adorazione Eucaristica.

Penso che modo migliore non poteva esserci per sottolineare cio’ che l’Uomo contemporaneo HA BISOGNO per vivere e NON sopravvivere, per sperare, per continuare a costruire una societa’ piu’ giusta: Battesimo, Matrimonio, Eucarestia. Ovviamente per noi Cristiani. Con questi pilastri, con queste pietre fondamentali possiamo aumentare la nostra Fede ed essere “sale e luce per il mondo”.  (Giuseppe De Giovannini).

=========================================================================

Un weekend con quattro angeli

pinturicchio_spello_angeli_dentro_1546823

Paola, Chiara, Suor Maria e il giovane africano Sissoko.

Sono loro i quattro angeli che mi hanno fatto compagnia sabato e domenica. Mi hanno fatto toccare con mano il valore di tutte le Opere di Misericordia.

Ho capito meglio che ” visitare gli ammalati” è godere della presenza di Gesù. Soprattutto se l’ammalata si chiama Paola. Sì proprio lei, la splendida ragazza che dopo il terribile incidente di due mesi fa, dopo settimane di coma, dopo le fatiche, le apprensioni, le sofferenze della propria famiglia, ora è quasi pronta per tornare a Stresa.

Arrivo all’ ospedale, entro, la saluto: due baci, la guardo e l’ascolto. Ti sembra proprio di avere di fronte un angelo: la sua voce, il sorriso e i racconti commuovono. Ma ciò che colpisce il cuore, ma educa la mente è il suo “Grazie” a tutti. Perché?

«Grazie a Dio, a Gesù e Maria- ci dice Paola- che ha ascoltato le tante preghiere di amici e parenti e di tanti stresiani: i giovani dell’Oratorio con don Gian Luca, le famiglie, la gente comune delle varie Parrocchie».

«Sono le vostre preghiere che hanno chiesto e ottenuto il miracolo della mia guarigione» dice ancora Paola con un sorriso che spezza il cuore, ma ti chiarisce il perché di tutto.

Lei è stata lo strumento che il Signore ha scelto per far riflettere tutti noi sul significato della vita e “costringerci” a pregare un po’ di più. Grazie, Paola!

Gli altri tre angeli sono venuti a Stresa domenica (6 novembre 2016) per raccontare come si vivono altre opere di Misericordia: dar da mangiare e bere, vestire, accogliere, confortare, insegnare, ecc…

Sono venuti da Cresseglio, sopra Intra, dal Centro di Accoglienza che in due anni ha visto transitare oltre trecento persone tra giovani e famiglie; tutti fuggiti da Paesi dove la realtà quotidiana è fatta di guerra, persecuzioni, fame, disperazione.

I tre angeli ci hanno raccontato le loro fatiche, le enormi difficoltà, ma anche la bellezza di tanti incontri pieni di umanità.

Drammatica ed emozionante la storia del giovane Sissoko, fuggito dal Mali in guerra; con altri amici ha scritto un piccolo libro per raccontare le sue peripezie.

Chiara invece ci ha spiegato la dura realtà dei profughi, le difficoltà di ogni tipo che si presentano al momento dell’accoglienza. Ma la sua conclusione è da scolpire: “ACCOGLIERE, pur nella fatica,

FA STAR BENE NOI”. Grazie, Chiara!

Dovremmo davvero scolpire queste tue parole nel nostro cuore e nella nostra mente.

Suor Maria, con alle spalle una ricca ma impegnativa esperienza in Angola, ci ha contagiati con il suo sorriso ed ottimismo. Con la sua testimonianza ci ha “dimostrato” che ESISTE il famoso “CENTUPLO QUAGGIU’ ” del Vangelo.

Di questi tre angeli-testimoni è anche disponibile la registrazione dei loro interventi. Peccato che la loro presenza sia stata seguita da un piccolo numero di uditori. Gli stresiani si sa’ sono sempre molto impegnati alla domenica pomeriggio!!!

Sursum corda!

(Giuseppe De Giovannini)

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *