STRESA

Brevi cenni storici

Oggi la nostra parrocchia, intitolata ai santi Ambrogio e Theodulo, appartiene all’ Unità Pastorale di Stresa di cui fanno parte altre cinque comunità parrocchiali: Brisino, dedicata alla SS. Trinità; Campino-Someraro, due chiese separate i cui patroni rispettivamente sono san Grato d’Aosta e san Bernardo di Mentone; Carciano, sotto il patrocinio dei santi Giuseppe e Biagio; Levo, affidata alla protezione di Maria Vergine Assunta e Magognino, consacrata a sant’Albino.

Parrocchia

Nel 2012 si è celebrata la ricorrenza del bicentenario della costruzione e consacrazione della chiesa parrocchiale di Stresa. Duecento anni di vita che risalgono alla fine del 1700, quando, durante l’arcipretura del sacerdote Giambattista De Antonis, fu progettata la costruzione della nuova chiesa parrocchiale (la precedente era ubicata nell’attuale area cimiteriale) su disegno, a croce greca di ordine corintio, dell’architetto Giuseppe Zanoia di Omegna. Il terreno venne acquistato dai marchesi Morigia ed il 26 febbraio 1786 Anna Maria Mattei Bolongaro, benefattrice, pose la prima pietra. L’edificio sorse in meno di cinque anni e fu benedetto il 7 novembre 1790 da monsignor Giuseppe Rabbaglietti; il giorno 8 settembre 1812 ricevette la consacrazione da monsignor Francesco Milesi che introdusse il consorzio della Beata Vergine Addolorata e la devozione degli Angeli Custodi da celebrarsi il 2 ottobre. A distanza di quarant’anni la grande filantropa stresiana Anna Maria Bolongaro (figlia di Anna Maria Mattei), sull’esempio dei suoi avi, si adoperò con altrettanta generosità ad abbellire e dotare di arredi questa chiesa. Fece riparare il tetto e dipingere la tazza, la volta del coro ed il presbiterio. Nel 1843 la dotò di un nuovo organo, opera di Eugenio Maronio-Biroldi da Varese e donò un prezioso baldacchino ricamato in oro per le funzioni solenni. Così nell’anno 1838 i Fabbricieri della chiesa, quale segno di perenne gratitudine verso di lei e la sua famiglia, fecero comporre dal Boucheron un’iscrizione che collocarono nell’altare della Madonna del Rosario. Grazie all’abate Giovanni Battista Branzini, cugino di Anna Maria Bolongaro , altri lavori furono realizzati nel corso degli anni: provvide alla posa di un vetro colorato nel battistero riproducente il battesimo di Gesù, opera di Giovanni Bertini di Biumo Superiore; lastricò in piastrelle a disegno d’invenzione del Morier il pavimento; nel 1853, con la fabbriceria ed altri benefattori, concorse ad ultimare la facciata della chiesa con la sistemazione di due angeli in marmo, scolpiti da Giovanni Antonio Labus, e di un medaglione in cotto raffigurante sant’Ambrogio con la sferza in mano; nell’interno fece porre sei nuove statue di stucco dei santi Anna e Gioacchino, san Paolo, san Grato, san Biagio e san Pietro (pregiati lavori dello scultore Francesco Somaini). Grazie alla sensibilità dei parroci successivi ed all’interesse della comunità stresiana, le pareti furono decorate con i dipinti che rappresentano: il trionfo della Religione, la gloria di sant’Ambrogio e san Theodulo, santa Monica, santa Marcellina, san Satiro, sant’Agostino ed i quattro Evangelisti (questi furono aggiunti da don Giuseppe Cassani tra 1890 ed il 1937). Nel 1959 l’architetto Cesare Mercandino progettò e diresse i lavori di restauro della facciata così come è oggi. Nel 1961(con l’inaugurazione del 3 giugno) fu restaurato il battistero, ad opera dell’architetto Carlo Zapelloni, con la costruzione di un piccolo altare in marmo “bronzetto” di Trani, la sistemazione del fonte in marmo con cupola lignea, il restauro dell’affresco del catino per mano del pittore Mario Albertella, il nuovo impianto di illuminazione diffusa, la posa di due armadietti a muro, il ripristino della vetrata a mosaico e la ripresa degli intonaci. L’organo originale fu ampliato una prima volta da don Giuseppe Cassani e ultimamente da don Giovanni Porzio che, tra il 1959 ed il 1961, provvide a sostituire il vecchio con un pregiato organo Tamburini. Dal marzo 2015 nella Cappella Ecumenica è stata collocata una nuova statua dedicata al beato Antonio Rosmini le cui spoglie riposano nella cripta del santuario del SS. Crocifisso al Collegio Rosmini di Stresa.

 Ecco una foto d’epoca con ancora il medaglione in cotto di S. Ambrogio sopra la vetrata centrale

Chiesa Stresa 10.10.1951

 Interno della chiesa parrocchiale: foto del 10 ottobre 1951 (Archivio parrocchia di Stresa)

Altare della Madonna del rosario e san Vitaliano

-Anna Maria Bolongaro fece edificare, in marmo, l’altare laterale di destra dedicato alla Beata Vergine del Rosario e sotto lo stesso fece porre, come reliquia, il corpo di san Vitaliano, martire di pochi mesi. Detto altare fu poi consacrato dal cardinale Morozzo il 29 agosto del 1835, come è scritto sulla lapide posta in parete a fianco del medesimo. Fece aggiungere, successivamente, una statua della Madonna del Rosario in rame, attorno alla quale furono apposti dei medaglioni dipinti raffiguranti i tre misteri originari del Rosario.

Altare M. Rosario StresaAltare della Madonna del Rosario negli anni 1950 (Archivio parrocchia di Stresa)

-Il corpicino di san Vitaliano fu estratto dalle catacombe romane di san Callisto; il 26 aprile 1833 Madama Bolongaro lo ottenne in dono da papa Gregorio XVI per tramite dell’arcivescovo Trapesunzio ed a proprie spese fece rivestire le piccole ossa di cera. La reliquia fu tenuta nella cappella privata dei Bolongaro fino al 1835 allorché venne donato alla chiesa parrocchiale con una solenne funzione presieduta dal cardinale Morozzo. Due volte fu estratto dall’urna per essere ripulito: nel 1848 e nel 1870. Nel 1898, in occasione della visita di monsignor Edoardo Pulciano vescovo di Novara, l’urna venne estratta e riposta sull’altare; da quell’anno venne istituito anche il culto annuale in onore del Santo che, un tempo, veniva portato in processione dai bambini e la cui festività ricorre sempre la terza domenica di luglio. (Vilma Burba)

S.Vitaliano

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*Notizie storiche tratte da: De Vit Vincenzo, Il Lago Maggiore, Stresa e le isole Borromee, Verbania, Alberti, 1967, volume primo, parte seconda, pp. 360-364 e da documenti conservati nell’ archivio parrocchiale.

FESTIVITA’ ANNUALI della PARROCCHIA:

– Sant’Ambrogio: festa patronale, 7 dicembre

– Madonna Immacolata (della Piazzetta): 8 dicembre

– Madonna del Rosario: 2° domenica di ottobre

– Madonna di Passera: 21 novembre e giorni contigui

– Curpus Domini: processione, giugno, data variabile

– San Vitaliano: 3° domenica di luglio

– Beato Antonio Rosmini: processione, vigilia 1° luglio

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GIACOMETTI DON PIERO nel centenario della nascita:
18 novembre 1915 – 18 novembre 2015
Il pio prete che ha fatto grandi le piccole cose

(Breve profilo biografico a cura di Vilma Burba)

«Ricordate: ogni strada è buona, purché conduca a Dio: vita di famiglia, vita di azione isolata, vita religiosa. Ma la vita religiosa, credetelo, è la migliore! Però ripeto a voi le parole di Giovanni: Amatevi! Al dono del cuore, la verginità, unite il dono dello spirito, la carità». (Don Piero Giacometti).

«Amo la poesia, come amo ogni cosa che incontro sul breve cammino del giorno…È tormento il pensiero che scava nell’uomo che sente e che vive. È tormento, ma è bello pensare, com’è bello l’amore che sogna, com’è bella la vita che nasce.» (Dalla poesia È tormento, ma è bello pensare di don Piero Giacometti).

Piero Giacometti nasce a Borgomanero il 18 novembre 1915 da Pietro e Giacomina Erbetta. Nel 1929, dopo la morte della nonna materna (Giulia Zinna Erbetta) alla quale Piero era molto legato, inizia il suo cammino vocazionale; da subito decide di farsi chierichetto[1], poi chiede consiglio a don Pio Salini (assistente all’oratorio di Borgomanero) per aiutarlo a diventare sacerdote. Dopo aver interpellato anche il parroco mons. Pietro Mortarino, entra nel seminario vescovile di Miasino nell’autunno del 1929, anche se il giovane Piero avrebbe preferito l’ordine di don Bosco, ma i genitori non volevano che si allontanasse troppo da casa. Così, da quel momento, quel ragazzo vivace che andava matto per il cinematografo e le biciclette, «Eccolo curvo sui libri a cercare più in là di quanto i professori non richiedono; ad annotare, a fissare date e sentenze; a prepararsi una specie di zibaldone, secondo i consigli di don Salini, su cui fermare, in sintesi, gl’incontri più significativi del mondo del pensiero. Proprio in quegli anni di seminario prende vita il suo amore per la poesia. Fu allora che, nascostamente, cominciò a scrivere i suoi primi versi»[2]. Lo spirito puro ed ardente del seminarista Giacometti non passa inosservato. Ecco un breve pensiero di un suo compagno di classe, don Secondo Falciola[3]: «Di lui posso dire moltissime cose, di tutti quegli anni di vita seminaristica. Non cose eccelse, ma cose piccine; eppure investite da uno spirito così generoso e da un’intenzione così nobile, retta e santa, da rendere quelle azioni insignificanti assai preziose: un fervore, accompagnato dal suo luminoso sorriso, rendeva grazioso e desiderato il suo aiuto. Una parola affettuosa, accompagnata da un cordiale gesto familiare, riportava la serenità nei cuori oppressi. Sovente egli metteva la sua non comune intelligenza al servizio dei più tardi d’ingegno e questo favore lo faceva con tanta benevolenza, con tanta umile condiscendenza da eliminare qualsiasi soggezione ed impaccio». Dopo alcune settimane di seminario si adopera per fondare una società tra i chierici che prese il nome di Piccolo Cenacolo degli Adoratori il cui testo programmatico diceva[4]: «A Gesù Ostia per Maria. Nelle ore stabilite, ciascuno elevi più sovente del solito il suo pensiero ed il cuore a Gesù Eucaristico: adorare, ringraziare, riparare, pregare. (Novembre 1933)». Nel 1935 è redattore capo di una rivista fondata dagli studenti liceali del seminario vescovile di Arona dal titolo Spero Lucem; nell’anno scolastico 1939-40 i chierici dell’ultimo corso di teologia del seminario di Novara fondano un Circolo di cultura e Piero ne è il direttore. Gli anni del suo divenire spirituale non sono facili. «[I suoi taccuini] rivelano come la sua ricerca della verità, le sue lotte segrete col dubbio furono tempestose e difficili, ricerche di luci e di ombre, di cadute e di risollevamenti; come ogni sua virtù fu una conquista»[5]. Sabato 17 febbraio 1940 riceve il suddiaconato; il 7 marzo dello stesso anno è ordinato diacono; giovedì 23 maggio 1940, festività del Corpus Domini, nella cattedrale di Novara viene consacrato sacerdote e tre giorni dopo (il 26 maggio) nella chiesa di san Bartolomeo in Borgomanero celebra la sua prima messa. Dopo qualche mese, il 19 settembre, a don Piero Giacometti è affidato l’incarico di coadiutore del parroco di Cannobio, don Pietro Barazzoni. Gli anni che il neo sacerdote trascorre a Cannobio coincidono con il periodo angoscio della guerra: il suo illuminato zelo e santo apostolato sono messi a dura prova. Nel 1946 è chiamato ad insegnare presso il Collegio Papio di Ascona; vi si reca ogni giorno in bicicletta, con qualunque tempo, a scapito della sua salute. Nell’ottobre del 1947 don Giacometti si laurea in Lettere presso l’Università Cattolica di Milano discutendo una tesi sul Liber Regulae Pastoralis di san Gregorio Magno[6]. Il 12 settembre 1948 don Piero si trasferisce a Caravate dai Padri Passionisti per un breve ritiro spirituale prima di entrare, quale arciprete, nella parrocchia di Stresa. «Nel pomeriggio del 19 settembre, dopo una solenne funzione religiosa celebrata nel Santuario della SS. Pietà di Cannobio, Don Piero Giacometti lascia il paese nel quale aveva vissuto per otto anni come Coadiutore»[7] e all’ora vespertina del 19 settembre 1948 il nuovo parroco-arciprete, don Piero Giacometti, fa il suo ingresso ufficiale nella chiesa dei SS. Ambrogio e Teodulo di Stresa subentrando a don Angelo Ricci. Il giovane Arciprete diviene da subito il Bonus Pastor. Del suo saluto d’ingresso riportiamo queste righe ricche di profonda spiritualità: «Una sola cosa desidero dirvi: voglio essere per voi Gesù, un Gesù che dovete ritrovare nell’altare, nel confessionale, sul pulpito, sulla strada, nelle vostre case, accanto soprattutto ai poveri, agli ammalati, ai sofferenti, Gesù che sorride in mezzo alle vostre gioie, Gesù che soffre tra le vostre sofferenze, Gesù che si eleva sulla Croce per redimere. Dove ci sarà un dolore fisico o morale, ci sarà il vostro pastore»[8]. Non si smentisce il buon pastore; così, quando arriva la Madonna Pellegrina (18-20 ottobre 1948), offre la propria vita per la santificazione delle anime con questa invocazione: «O Vergine Santa, io ti offro la mia vita, se necessario, per la santificazione della mia Parrocchia»[9]. Il suo breve ministero è anche caratterizzato da una fattiva carità temporale, come ebbe a scrivere il suo coadiutore, don Ettore Patragnoni, a conclusione della Peregrinatio Mariae: «La chiusura della manifestazione lo trovò stanco, ma felice di aver toccato il polso alla sua popolazione [quando questa rispose] istituendo una borsa di studio per un chierico stresiano. Una nuova attività fu il progetto per il rinnovo della facciata della Chiesa Parrocchiale [a favore del quale] promosse un banco di beneficenza [e] dei concerti. Sorse anche per merito suo, sulla spesa di parecchi milioni, quella che ora è una delle migliori Case parrocchiali della Diocesi.  A lui va pure il merito del chiarimento del diritto di proprietà sull’attuale Casa parrocchiale stessa, diritto contrastato tra Comune e Parrocchia. S’interessò pure in forma non risolutiva, per la fondazione di un’annuale Colonia estiva»[10]. Le attività parrocchiali, dopo il suo arrivo, hanno un impulso vigoroso e sempre maggiore: dall’Azione Cattolica, agli Scout, alle ACLI, all’oratorio, alle predicazioni durante le Sante Missioni. Fu anche lungimirante sui futuri destini di Stresa ed in proposito scrisse a Luigi Gedda: «Come parroco dei luoghi santificati dalla meditazione e dagli stuti di Rosmini e Manzoni, ci terrei tanto che potesse Stresa diventare un centro di spiritualità, il che non è affatto inconcepibile col turismo internazionale che passa nella Stresa del lungo-lago»[11]. Il Signore, però, aveva bisogno di lui in Paradiso: nel giugno del 1949 incomincia ad accusare forti dolori intestinali causati da un sarcoma che lo porterà, nel giro di pochi mesi, ad una morte prematura. Il 19 settembre dal letto dell’ospedale di Novara (fino ad allora era stato ricoverato in quello di Stresa) così prega: «Oggi, Signore, ti rinnovo l’offerta fatta un anno fa. Prendi questa mia povera vita, ma salva i giovani, gl’infelici, i peccatori, tutte le anime di Stresa»[12]. Il 4 ottobre don Piero viene operato, ma il tumore devastante non lascia speranza alcuna. Nella notte, agonizzante, chiede di voler morire a Stresa e riceve l’Estrema Unzione. Alle ore 6 del giorno dopo è riportato a Stresa nella vecchia casa parrocchiale di via Garibaldi dove, verso sera, fa la sua ultima richiesta: «Voglio essere sepolto a Stresa. Il pastore deve restare dov’è il gregge»[13]. Non ci vede quasi più, ma lucido di mente abbraccia la morte mentre con l’ultimo respiro benedice i vivi: proprio come desiderava spirare. È il 6 ottobre 1949. «Amò Gesù!», volle scritto sulla lapide.

«Figlioli miei carissimi di Stresa…Sono nelle mani di Dio per compiere amorosamente la Sua Santa volontà qualunque essa sia…Faccio innanzitutto professione di Fede perché voglio morire, come sono nato e vissuto, nella Santa Chiesa Cattolica…Chiedo perdono al Signore di tutte le mie grandi miserie e confido nella Sua infinita misericordia…Chiedo a voi perdono se vi ho dato cattivo esempio o scandalo, ma vi confesso e credo di aver sempre agito con retta intenzione per il bene del mio popolo…Vi ringrazio per la generosità con cui la maggior parte di voi ha corrisposto al mio lavoro parrocchiale…Un anno fa alla Madonna Pellegrina offrivo la mia vita per la santificazione della mia Parrocchia, ora la Madonna l’ha accolta. Vorrei essere così, secondo l’immagine evangelica, il seme che marcisce nel solco perché maturi il buon grano; vorrei cioè che l’offerta accolta dalla Vergine Santa sviluppasse una più profonda vita cristiana nella nostra Parrocchia. Concedendomi la Divina Misericordia di poter giungere al regno del Cielo, vi assicuro che continuerò a pregare per la mia Stresa…A voi chiedo ancora un grande favore: continuate a pregare per me e, quando passerete accanto alla tomba dei Parroci di Stresa, ricordatemi con la preghiera del suffragio. Ed ora, figlioli, dal letto della mia agonia, vi dò la benedizione Sacerdotale, che vuole essere la benedizione di Gesù e Maria su ciascuno di voi, praticanti e non praticanti la vita cristiana, ma che sento tutti vicino al mio cuore come miei figliuoli spirituali senza distinzione; e in particolare la mia benedizione sia sui peccatori, sui poveri, sugli ammalati e sulla gioventù». (Dal Testamento spirituale di don Piero Giacometti).                         

Ancora oggi gli stresiani si recano al cimitero ad accendere una candela o a portare un fiore al suo sepolcro. Di lui fu pubblicato nel 1950 dall’editrice Ancora di Milano una biografia dal titolo “Il seme nel solco” a cura di Bruno Paltrinieri ed oggi ripubblicato in edizione anastatica per la ricorrenza del centenario della nascita di don Piero[14]. La Consulta Parrocchiale, alcuni giorni dopo, inviò al Vescovo di Novara la seguente missiva: “Eccellenza Reverendissima, questa Consulta Parrocchiale di Stresa, convocata in data 25 ottobre 1949, considerato che il defunto Arciprete Don Piero Giacometti lasciava in morte all’Amministrazione della Chiesa Parrocchiale un attivo di oltre 2 milioni raccolti su iniziative da Lui promosse e per la singolare simpatia riscossa nella popolazione, considerato ancora che il problema della casa del Parroco fu reso solubile per il Suo sagace intervento presso il Signor Marchese Ludovico Pallavicino, e che moriva in una vera povertà Evangelica avendo tutto donato quanto aveva, impressionando esemplarmente la popolazione stessa, [la Consulta] ha unanimemente approvato la proposta di addebitare alla Casa Parrocchiale l’ultimo saldo di lire novanta quattromilacinquecento (94.500) per coprire le spese inerenti la degenza all’ospedale di Novara, e chiede all’Eccellenza Vostra Reverendissima che Vogliate benignamente ratificare questo atto. Umilmente prostrati al bacio del Sacro Anello chiediamo la Vostra paterna Benedizione. Sac. Adriano Erbetta reggente [segue firma altri nove componenti compreso don Ettore Patragnoni].                 

18 ottobre 1948Fotografia (Archivio dei Padri rosminiani) del 18 ottobre 1948: don Piero Giacometti al centro in piedi, con le braccia conserte.

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[1] «Ho promesso alla nonna di fare giudizio. So che lei desiderava tanto che io servissi messa». Citazione tratta da: Bruno Paltrinieri, Il seme nel solco. Vita di don Piero Giacometti, Ancora, Milano, 1950, p.16.

[2] Bruno Paltrinieri, Il seme nel solco. Vita di don Piero Giacometti, Ancora, Milano, 1950, p.19.

[3] Ibidem, p.20.

[4] Ibidem, pp.22-23.

[5] Ibidem, p. 38.

[6] Nel novembre 1945 Don Piero conseguì anche la laurea in filosofia con una tesi su Il problema del male nei Padri Cappadoci. Purtroppo fra le sue carte non fu dato di trovarla. Per citazione vedasi nota 2, p.99.

[7] Ibidem, p.114.

[8] Ibidem, p.118.

[9] Ibidem, p.120.

[10] Ibidem, pp.121-122.

[11] Ibidem, p.123.

[12] Ibidem, p.133.

[13] Ibidem, p.139.

[14] Bruno Paltrinieri (Busseto di Parma, [1940 ca.] – Milano, 1994) era lo pseudonimo di cui si serviva Bruna Pederzani in Paltrinieri, per evitare la confusione con una omonimia. 

Così come la Madonna Pellegrina arrivò a Stresa la prima volta, su iniziativa di don Piero Giacometti, nel 1948 e stette, come “graditissima ospite” della città, nella chiesa parrocchiale dal 18 al 20 ottobre; oggi, grazie all’arciprete don Gian Luca Villa, Maria Immacolata è ritornata a benedire la nostra gente e la nostra terra nella commemorazione della memoria di Colui che allora, con l’offerta della propria vita, mise sotto la Sua celeste protezione “per sempre” tutto il popolo stresiano.

img225 V (6) La Madonna Pellegrina a Stresa nel 1948 (Foto archivio parrocchia di Stresa)

La grande e singolare statua in legno di Maria con in braccio Gesù Bambino è arrivata domenica 8 novembre 2015 alle ore 10.30: dopo l’accoglienza sul sagrato della Parrocchiale, intitolato per l’occasione a don Giacometti alla presenza dei parenti, in particolare delle affezionate nipoti Giovanna, Piera e Franca, alle ore 11.00 con una solenne Messa concelebrata da don Villa con i prevosti di Cannobio (don Mauro Caglio), Borgomanero (don Piero Cerutti), il parroco della Madonna Pellegrina (don Franco Belloni) e con la partecipazione delle Autorità locali, Stresa ha reso onore alla Madre di Dio nel ricordo di don Piero nella ricorrenza del centenario della sua nascita.

Nel corso della settimana, l’arciprete don Gian Luca ha voluto affidare alla Beta Vergine tutta la nostra Comunità celebrando la santa Messa giornaliera (accompagnata per l’occasione da musiche e canti) sempre con un’intenzione particolare che ricordiamo.

Lunedì 9 novembre, con una Liturgia presieduta dal Rettore del seminario di Novara e presenti tutti i chierici, sono state messe sotto la protezione di Maria le sette Comunità parrocchiali locali (oltre Stresa, Brisino, Campino, Carciano, Levo, Magognino e Someraro) ed è stata organizzata una veglia di Adorazione notturna; martedì 10 novembre, don Gian Luca ha celebrato la santa Messa per i tutti i nostri bambini, ragazzi e giovani; mercoledì 11 novembre, con la partecipazione dell’OFTAL stresiano, sono stati affidati alla Madonna tutti gli ammalati attraverso una celebrazione Eucaristica presieduta da padre Armando Verdina, prevosto di Baveno; giovedì 12 novembre è stata offerta a Maria la vita consacrata degli Ordini religiosi locali, Rosminiano e di San Giovanni Battista, con una Messa celebrata da padre Umberto Muratore (rosminiano); venerdì 13 novembre è stato il giorno dedicato pienamente al sociale: tutte le categorie del lavoro e del volontariato sparse sul territorio stresiano sono state affidate all’Immacolata nella Celebrazione presieduta dal vicario episcopale del Verbano, don Roberto Salsa; sabato 14 novembre la Madonna ha preso sotto la sua protezione tutte le famiglie ed i cresimandi con i rispettivi padrini e madrine: la santa Messa è stata presieduta da mons. Fausto Cossalter, vicario generale della Diocesi; infine domenica 15 novembre un doppio appuntamento con la Mamma di Gesù: alle ore 10.30, nella solennità della Dedicazione della Chiesa locale, è stato impartito il sacramento della santa Cresima da parte di sua ecc. mons. Amedeo Grab (vescovo emerito di Coira – Svizzera) ed alle ore 18.00 abbiamo partecipato alla Messa “di addio” della Madonna Pellegrina, presieduta da don Franco Belloni il quale, al termine della funzione, ha riportato il sacro simulacro nella sua abituale dimora novarese.

È stato un momento di grande commozione per i fedeli presenti, accompagnare in preghiera Maria mentre usciva lentamente dalla chiesa e di profonda tristezza perché non sappiamo quando e se ci sarà “una prossima volta”, anche se un consolatorio inno mariano recita: “al ciel andrò a vederla un dì”!

Fra le tante statue della Madonna, quella della Pellegrina ha lasciato un’impressione indefinibile, non tanto dovuta alle sue dimensioni (oltre tre metri di altezza) e fattezze, ma quanto all’espressione del volto: dapprima, sembrava che da esso trasparisse una tenerezza tutta nuova, sia verso il Bambino che tiene in braccio il quale (Gesù) con un ditino rivolto verso l’ alto ci dice di “cercare prima le cose di Lassù” con l’aiuto di Maria, come ci indica con il ditino dell’altra mano rivolto alla sua Mamma, sia verso di noi ogni qualvolta ci rivolgiamo a Lei con tutte le nostre miserie e povertà; poi, guardandola e riguardandola è parso di vedere scolpita su quel volto l’espressione della “beatitudine”, quasi a dire che la Felicità passa proprio attraverso la bellezza del suo Cuore Immacolato. (vb)

Grazie don Piero, grazie don Gian Luca!

_DSC4107La Madonna Pellegrina a Stresa nel 2015 (Foto Jean Pierre Strola)

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La CORALE di Stresa

(Ricostruzione storica di Vilma Burba)

La vocazione musicale di Stresa non è legata solamente a “Stresa Festival”, ma anche al nome ed alla bravura di artisti ed associazioni che presero vita nel lontano 1800, come fu per la Corale parrocchiale: infatti “il 15 ottobre 1898 venne costituita in Stresa una società corale composta di dilettanti col titolo Società Corale – Stresa” (art. 1)[1].

Foto della Corale in edizione anni Cinquanta del secolo scorso

Va detto, per la cronaca storica, che nel 1879 esisteva già in Stresa una società Filo-armonica, della quale purtroppo si sono perse le tracce, ed una società musicale “La Novella”[2] di cui abbiamo una fotografia del 1898; salvo poi ipotizzare che la società Corale sia subentrata ad esse circa vent’anni dopo. Era inoltre in essere, sempre in quegli anni, anche la Banda cittadina che cessò l’attività con l’inizio del secondo conflitto mondiale.

La “Novella” in una foto del 1898 durante una gita al costruendo traforo del Sempione (Da “Il Gazzettino” del 1° agosto 1956)

Il 1° agosto 1903 la Corale provvedeva a dotarsi di un regolamento che veniva accettato all’unanimità. In esso si legge: «Scopo ella Società è di istruirsi nel miglior modo possibile nella musica vocale (art. 2). Lo studio della Musica Sacra avrà sempre la prevalenza sulla musica popolare (art. 3). Non è escluso lo studio della musica profana, specie per Inni Patriottici, Cori popolari, ecc., la scelta dei quali sarà affidata al Maestro della Società od a Persone competenti (art. 4). L’istruzione musicale sarà impartita regolarmente da un Maestro proposto dalla Direzione e nominato dall’Assemblea (art. 5). La Società è retta da una Direzione composta di sei membri e cioè: da un Presidente-Cassiere, da un Vice Presidente, da 4 Consiglieri, uno dei quali scelto in seno alla Direzione funzionerà da segretario pur conservando il diritto di voto (art. 6)». Presidente e consiglieri duravano in carica per un triennio (artt. 7-8).

Da questi primi articoli del regolamento interno dell’Associazione si vede che era ben organizzata ed intenzionata a resistere nel tempo; non si dimentichi che su di essa sono passati due cruenti eventi bellici e, nonostante ciò, è sempre rimasta in auge, magari un po’ ridimensionata negli elementi e nei programmi musicali, ma viva più che mai! Prova ne è che in un successivo punto delle disposizioni generali del regolamento, con la definizione dello scopo della medesima, si precisa quanto appena detto: «La Direzione tutta, oltre ad una severa amministrazione deve, coi mezzi consentiti dal bilancio, escogitare i mezzi più opportuni per dare incremento alla Società: curarne l’istruzione musicale, unico scopo per cui la Società si è costituita, sollecitando i soci allo studio e premiando se del caso i più assidui e studiosi (art. 11)».

Se l’istruzione musicale era basilare ed importante per i soci cantori, ciò presupponeva che la guida e la preparazione all’arte di Euterpe fosse affidata ad un valente maestro che, di fatto, occupò sempre un ruolo di primissimo piano, tanto all’interno dell’associazione, come all’esterno quale direttore ed immagine della “schola cantorum” stresiana. Ecco cosa riportato, in proposito, nel disciplinare: «Il Maestro è considerato moralmente come Socio in quanto che a lui spetta l’obbligo della buona riuscita della società per cui essa è istituita. Per i diritti ed obblighi suoi vedi contratto speciale (art. 15)». Il ruolo del maestro era fondamentale in quanto, durante la scuola, tutta la Società dipendeva strettamente da lui per l’insegnamento, la direzione, l’assegnazione dei ruoli e la distribuzione delle partiture. Non possediamo l’ordine cronologico dei maestri che si sono susseguiti nella direzione della Corale, tuttavia, proviamo a ricavarne i nominativi dalle poche carte conservate nell’archivio parrocchiale. Primo fu il grande maestro e compositore Edoardo Fiaccone al quale seguirono: il maestro Giovanni Guglielmetti, don Salvatore Eupizi, Domenico Tadini (detto Bach), Angelo Demolli e Marco Gubian attualmente in carica.

La Corale si componeva di soci effettivi e soci allievi: erano considerati effettivi i soci fondatori (i cui nominativi si sono persi) e coloro che erano già in possesso dei requisiti musicali necessari; venivano considerati allievi tutti coloro che erano, dal maestro, ritenuti idonei all’esecuzione musicale e dotati di una buona disposizione al canto. Tutti quanti dovevano, in ogni caso, essere in regola con il pagamento della quota associativa pari a lire due per l’ammissione (una tantum) e lire una mensile. Una volta ammessi, bisognava “fare sul serio”: «Il Socio Allievo durante il suo tirocinio è tenuto a frequentare attivamente la scuola. Ogni mancanza non giustificata sarà multata di 25 centesimi (art. 22)». Se poi il socio allievo si dimostrava sufficientemente capace di eseguire la parte a lui affidata poteva aspirare a diventare socio effettivo, sempre con il nulla osta del maestro; in ogni caso «Tanto l’Allievo passato effettivo quanto uno già abile non potrà mancare alle lezioni e ripetizioni delle prove senza motivo plausibile e ciò perché i soci sono strettamente tenuti ad imparare con amore la loro parte ed aiutarsi vicendevolmente per la buona riuscita nelle prove generali (art. 25)».

Da alcuni articoli del sunnominato regolamento, dedicati alla parte economica, ricaviamo altre notizie degne di interesse. La Società andava spesso in trasferta e nel qual caso era previsto un piccolo onorario per i soci; non mancava poi la festa sociale, con probabile cadenza annuale, alla quale partecipavano le personalità benemerite della Corale; compatibilmente con il bilancio, veniva poi organizzata la cosiddetta “passeggiata artistica” o gita sociale ed era anche predisposto l’allestimento di feste o di esecuzioni a scopo di beneficenza sia in loco che fuori città.

Prioritario restava però l’impegno presso la chiesa di Stresa in virtù della «…riconoscenza dovuta alla Ill.ma Signora Patronessa[3] poiché dall’alto appoggio morale e materiale di Essa la Chiesa deve il suo lustro… (art. 43)». Del resto la maggior parte delle entrate derivava proprio dai contributi speciali come specificati nell’art. 45: «…Colle contribuzioni dei soci; col contributo fisso come da contratto redatto tra la Società e la Fabbriceria della Chiesa Arcipreturale di Stresa; col consenso ed appoggio morale e materiale della Ill.ma Signora Patronessa; sugli introiti dei servizi straordinari prestati dalla Società in città e fuori».

Il disciplinare della prima Società Corale di Stresa fu approvato all’unanimità nell’assemblea generale del 17 agosto 1903. Da quella data la nostra Corale è andata sempre in crescendo fino agli anni Sessanta del secolo scorso, come testimoniano alcune recensioni giornalistiche pubblicate sulla stampa locale di allora:

 «La Società Corale di Stresa. L’anzianissima società Stresiana (oltre sessant’anni di vita), dopo un periodo di limitata attività causata soprattutto dalla dipartita dell’ottimo ed appassionato Maestro Guglielmetti, ha ripreso con rinnovata energia (grazie anche all’apporto di nuovi giovani elementi) la preparazione di un ampio programma, comprendente musiche religiose, cori classici e canzoni popolari. Già per le funzioni religiose Pasquali è stata eseguita la messa a tre voci dispari di don Lorenzo Perosi; saranno successivamente cantate nelle festività dell’Ascensione, di Pentecoste e del Corpus Domini la messa a tre voci pari di Perosi, la messa a quattro voci dispari di Perosi, una messa a tre voci pari del concittadino Maestro Edoardo Fiaccone ed un Tantum Ergo a quattro voci dispari dell’attuale organista ed istruttore della Corale Don Salvatore Eupizi. Onde poter risolvere i pochi urgenti bisogni della società (ricostituzione dell’archivio musicale e riparazione dell’armonium), sono stati inviati scritti illustranti l’attività e le necessità della società stessa al Sindaco avv. Scolari ed al Presidente dell’Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo ing. Danieli. […]»[4].

«Il 4 Novembre a Stresa. Nel fausto giorno anniversario della Vittoria, auspice il Municipio, Stresa ha partecipato alla cerimonia della commemorazione fedele alla sua tradizione patriottica. Un solenne ufficio funebre nella Chiesa Parrocchiale ha visto raccolto le autorità e la cittadinanza mentre la Corale condecorava la mesta cerimonia eseguendo difficili pagine di musica sacra. Bravi gli esecutori e l’istruttore; ottima la bacchetta guidata da Domenico Tadini»[5]. […]»

«Particolarmente mistico è stato ascoltare la Santa Messa, oltre che per il raccoglimento che procura la chiesetta, per la partecipazione della Corale di Stresa che si è offerta gratuitamente e che, con i suoi canti eseguiti con vera bravura, ha decorato la cerimonia. All’armonium il maestro Mario Demolli che tra l’altro concesso di sentire la sua davvero bella Ave Maria»[6]. 

 «Nella Corale di Stresa. Festa famigliare la sera del 24 giugno in seno alla “Corale”; i cantori hanno voluto festeggiare l’Arciprete Don Giovanni[7] in occasione del suo onomastico e ne è risultata una riunione semplice ed intima, ma di commovente spontaneità. Nella serata si è proceduto alla nomina ufficiale del Presidente Onorario della Società. Da tempo, infatti, i cantori erano alla ricerca di un appassionato di canto corale che volesse onorarli con il fattivo interessamento ed appoggio: un simpatico Amico della “Corale” ha accettato tale onere; ed al signor Giacomo De Giovannini si sono declamate odi, si è consegnato una pergamena, è stato offerto un omaggio floreale alla sua gentile Signora. Poi, naturalmente, altri brindisi e canti a richiesta dei festeggiati ed a sfogo dei coristi. Al neo Presidente Onorario della “Corale” rallegramenti per la nomina ed armoniosi auguri per il crescendo che saprà ottenere dalla canora Società»[8].

Ad ulteriore testimonianza degli anni d’oro della canora Associazione stresiana merita di essere riportata una lettera di Edoardo Fiaccone[9], scritta di suo pugno il 7 febbraio 1969 e ricca di preziose informazioni: «Preg.mo Presidente della “Corale” Sig. Andrea Diverio. 1919-1969. Quando nel 1919 si celebrò, nella nostra Chiesa, un grande Ufficio funebre in suffragio dei Caduti della grande guerra ’15-’18 (arciprete Cassani) io, maestro della “Corale”, composi il Libera me Domine che, dopo cinquant’anni, a mo’ di dire, vive tutt’ora dopo aver accompagnato tanti nostri Cari all’ultima dimora. Scrissi io sulla parte di ogni cantore: “1919… speriamo sino al 1969!”. Il desiderio è divenuto realtà! Potrei ricordare, ad uno ad uno, tutti i nostri cari Cantori che ci lasciarono. Mi limito a ricordare i Presidenti: 1° Michele Cantamessa; poi Giacomo Bolongaro (ottimo tenore), Cesare Petoletti, Gino Demolli ed ora Lei, caro Signor Andrea, a cui auguro, con tutta la “Corale” in piena efficienza, vita lunga e proficua di soddisfazioni. Chi ha saputo dare alla “Corale” una “spinta” di ottimo andamento e buone esecuzioni, giova dirlo, è stato Domenico Tadini. Bravo! Ho sentito il bisogno di ricordare ciò per l’affezione che ho sempre avuto per la nostra “Corale” ch’io ebbi il piacere, nei suoi primi passi, di dirigerla per una quindicina d’anni. Tanti cari saluti al Presidente Andrea Diverio ed a tutta la Società “Corale”. Con affettuosi saluti, con le giovinette [sic]. M°. Edoardo Fiaccone».

Cento diciotto anni sono trascorsi da quel lontano 1898 e la Corale di Stresa è ancora in piena forma, anche se ridimensionata in quanto ad elementi ed esecuzioni. Di certo, come abbiamo già accennato, nell’arco di oltre un secolo ci sono stati fatti gravi (guerre) che hanno influito negativamente sul normale andamento della vita cittadina, senza però precludere una rapida ripresa al normale funzionamento della cosa pubblica e privata. Così fu anche per la nostra Società Corale, attenta spettatrice degli eventi esterni, nonché partecipe degl’avvicendamenti al suo interno: quante persone di ogni ruolo, alcune di lunga data ed ancora presenti, sono passate in tutto questo tempo! Presidenti, maestri, organisti e coristi hanno fatto sì che la vocazione musicale di Stresa non conoscesse mai fine e, se vogliamo azzardare un pensiero non molto lontano dal vero, possiamo affermare che la Corale è stato l’elemento precursore di tale vocazione che ha trovato il suo massimo compimento ed alta espressione nel 1961 con l’istituzione delle Settimane Musicali, alle quali hanno poi fatto corollario tante altre manifestazioni di risonanza mondiale (Premio Cantelli, Premio Verganti, Concorso Internazionale di Musica per Giovani, Festival Organistico).

Ci piacerebbe poter nominare tutti coloro che, con compiti diversi, sono entrati a far parte della grande ed ormai “vecchia” famiglia della Corale (cantori, organisti, figure benemerite e soci tutti), ma correremmo di sicuro il rischio di dimenticare qualcuno data la scarsità di materiale documentario in nostro possesso. Pertanto ci siamo limitati a ricordare i presidenti ed i maestri così come rinvenuto nelle carte d’archivio.

A conclusione aggiungiamo solo un ultimo dato certo: l’elencazione dei parroci, o meglio degli arcipreti, che hanno accompagnato la lunga vita della Corale di Stresa[10]: don Giuseppe Cassani (1890-1937), don Angelo Ricci (1938-1948), don Piero Giacometti (1948-1949), don Gianni Cavigioli (1950-1956), don Giovanni Porzio (1956-1986), don Angelo Zanetti (1986-2012) e don Gian Luca Villa arciprete in carica dal 2012.

Alla Società Corale di Stresa l’augurio di un altro secolo di vita!

Sequenza fotografica d’archivio (Periodo 1940-1960 circa)

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[1] Gli articoli citati nel testo sono presi dal Regolamento del 1° agosto 1903 conservato nell’archivio della Corale parrocchiale di Stresa.

[2] Non è escluso che le due società, Filarmonica e La Novella, siano un’unica associazione.

[3] Trattasi con tutta probabilità della Duchessa di Genova che a quel tempo soggiornava a Stresa presso l’attuale villa Bolongaro-Ducale.

[4] Da Il Gazzettino del 15 maggio 1955, n. 10.

[5] Da Il Gazzettino del 15 novembre 1955, n. 22.

[6] Da Il Gazzettino del 1° aprile 1960, n. 7.

[7] Si tratta di don Giovanni Porzio che fu arciprete di Stresa dal 1956 al 1986.

[8] Da Il Gazzettino del 15 luglio 1960, n. 14.

[9] Musicista e compositore stresiano. (Stresa, 26 ottobre 1874 – Stresa, 12 novembre 1974). Le sue spoglie riposano nella tomba di famiglia del cimitero di Stresa.

[10] In parentesi è riportato il periodo del rispettivo mandato pastorale.  

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Una santa sconosciuta: Liberata

Quasi tutte le chiese cattoliche sono ornate di bellissimi dipinti, statue e quadri alcuni dei quali sono anche delle preziose opere d’arte uniche ed irripetibili. Solitamente è rappresentata la Trinità, Maria Vergine nelle tante sue denominazioni, gli Angeli, le scene con i personaggi della Bibbia e la numerosa famiglia dei Santi che, a loro volta, hanno un indice di popolarità mondiale dove i più gettonati risultano essere i santi Giuseppe, Francesco d’Assisi, Antonio da Padova, Pio da Pietrelcina e le sante Rita, Teresa di Lisieux, Bernadette, Teresa d’Avila. A questi “big” si deve aggiungere tutta la nutrita schiera dei Santi “gregari” che vanno a formare la Città eterna e che le comunità cristiane venerano in base alle loro tradizioni locali e religiose o, per dirla con fede, secondo il Volere divino.

Ciò vale anche per la chiesa parrocchiale di Stresa dedicata ai santi Ambrogio e Teodulo, ai quali fanno corona i quattro Evangelisti, S. Giovanni Battista, S. Antonio da Padova, S. Francesco d’Assisi, S. Rita, S. Agostino, S. Grato, S. Cecilia, S. Monica, S. Marcellina, S. Satiro, S. Vitaliano, il beato Antonio Rosmini ed una santa poco nota, Liberata da Como. Essa è raffigurata in un dipinto, donato dalla benemerita famiglia Bolongaro, collocato sulla parte alta del muro di destra dell’altare laterale dedicato alla Beata Vergine del Rosario.

Considerato che non sono molte le chiese in cui si venera l’effigie di questa Santa, vale la pena spendere qualche riga in merito. Innanzitutto va precisato che non tutti i parrocchiani di Stresa sanno dell’esistenza di tale quadro e del perché, tanti anni fa, era diffusa in loco tale devozione.

Chi era S. Liberata da Como[1]?

Una vergine monaca benedettina che, con la sorella Faustina anch’essa vergine e suora benedettina, viene celebrata il 19 gennaio secondo il nuovo Martirologio Romano[2]. Le notizie biografiche più antiche sulle due Sante si trovano nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani del XIII secolo. Da esso apprendiamo che nacquero a Rocca d’Olgisio di Piacenza nei primi decenni del VI secolo da famiglia nobile. Il padre, certo Giovannato, era padrone di un fortilizio posto sui monti della Val Tidone; rimasto vedovo presto, affidò la cura e l’educazione delle due figlie ad un religioso di nome Marcello. Il precettore di certo influì sulla scelta di vita delle due sorelle che, desiderose di dedicarsi alla vita contemplativa, abbandonarono la famiglia e si rifugiarono in un romitorio nei pressi di Como dove, in seguito, fondarono un monastero grazie agli aiuti economici del padre, dapprima contrario alla vocazione delle figlie in quanto uniche sue eredi.

Il convento, con annesso oratorio dedicato a S. Giovanni Battista e posto sotto la protezione di S. Margherita d’Antiochia, adottò la regola benedettina ed ebbe vita lunghissima, fino agli inizi del 1800. In esso le sorelle monache vissero in semplicità, preghiera ed umiltà fino a quando morirono, entrambe già in fama di santità. La data precisa della loro dipartita non è certa: pare che lasciarono la vita terrena a distanza di pochi anni l’una dall’altra, tra il 591 ed il 593, in seguito alla grave carestia che colpì l’Italia sul finire del VI secolo.

Dai corpi delle Sante, dopo diverse traslazioni, furono tolte alcune reliquie (tibia e cuore di S. Liberata) donate alla città di Piacenza ed attualmente custodite nella chiesa di S. Eufemia; mentre i corpi sono sempre conservati sotto l’altare maggiore della cattedrale di Santa Maria a Como.

La tradizione del Nord Italia vuole S. Liberata (al pari di S. Margherita alla quale si era votata) protettrice delle puerpere, delle nutrici e degli infanti. L’iconografia raffigura spesso la Santa in compagnia della sorella con in mano un giglio simbolo della verginità. L’immagine, tuttavia, più diffusa è quella che rappresenta Liberata con in braccio due neonati in fasce a protezione contro i pericoli del parto e della mortalità infantile; in alcune rappresentazioni i due bambini compaiono con l’aureola sul capo ed in qualche dipinto sono pure leggibili i nomi che li identificano come i santi Gervasio e Protasio. Vari episodi sulla vita delle due Sorelle sono raffigurati nel ciclo di affreschi, oggi conservati al Museo Civico di Como, dove vengono rappresentate mentre partono da casa, mentre attraversano il fiume Po con il tutore Marcello, mentre arrivano a Como ed in alcuni episodi di miracoli ad esse attribuiti.

Il culto a S. Liberata si diffuse nell’Italia settentrionale, particolarmente nelle aree lombarde, piemontesi e valdostane: ecco perché tale devozione arrivò anche a Stresa, quando morire di parto o appena nati non erano delle eccezionalità. Va fatta anche un’altra considerazione. Il quadro fu donato alla nostra parrocchia, assieme a tutta una serie di altri preziosi doni, da Anna Maria Bolongaro[3] la quale, pur sposata, non ebbe figli; ciò potrebbe far supporre, e nemmeno smentire, che il dipinto possa essere stato commissionato al fine di chiedere la grazia della maternità per intercessione di S. Liberata. Del resto, come in tutte le famiglie di antica tradizione e ricco casato, la continuità genealogica era sì un segno di distinzione e di benedizione, ma era anche una garanzia di conservazione dei propri beni che venivano così trasmessi di generazione in generazione, senza andare perduti. 

Personalmente credo che S. Liberata rappresentasse, in epoche dove le donne ed i bambini erano i soggetti più vulnerabili, una consolazione ed una speranza per le famiglie povere ed indifese, dove le malattie o la morte di un famigliare giovane incidevano profondamente, non solo negli affetti, ma anche sul sostentamento economico e lavorativo della famiglia stessa.

Martirologio Romano: A Como, sante Liberata e Faustina, sorelle e vergini, fondatrici del monastero di santa Marfgherita.

(Vilma Burba).

     

 Iconografia di S. Liberata da Como

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[1] Non è da confondersi con S. Liberata (ultima di nove gemelle e tutte morte martiri nel II secolo) il cui corpo si conserva in Spagna nella piccola cittadina di Siguenza.

[2] In alcune chiese di Milano e dintorni S. Faustina viene ricordata il 16 gennaio. Lo storico-agiografo Cesare Baronio, nel XVI secolo, inserì la memoria liturgica delle due sorelle al 18 gennaio: data che si conserva tuttora nella diocesi di Como.

[3] Per ulteriori approfondimenti sull’argomento si rimanda al blog Appunti retrodatati, ai post: Madama Bolongaro e le donne di StresaLa Chiesa di Stresa.

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