23 maggio 2022: il Mottarone avvolto nella nebbia ha fatto memoria del primo anniversario della tragedia della funivia.

A un anno esatto dal disastro, nella piccola chiesetta della Madonna della Neve il parroco di Stresa, arciprete don Gian Luca Villa, ha celebrato la S. Messa in ricordo delle 14 vittime, alla presenza dei Parenti, delle Autorità, delle Forze dell’Ordine e dei Corpi di Volontariato. Poco prima, sul luogo dove cadde la cabina, luogo di dolore e di lacrime, è stata posta una stele commemorativa. Riportiamo l’omelia di don Gian Luca: un grido ripetuto e una supplica accorata alla giustizia terrena, mentre le anime dei morti già riposano nella Pace e nella Giustizia della Gerusalemme Celeste.

23 maggio 2021/2022

Un anno fa: la Domenica di Pentecoste, piena di effusione dello Spirito Santo, stagione turistica nel suo pieno avvio, verso le 12.30, in pieno mezzogiorno, divenne di colpo, tragicamente, una BABELE, un bagno di sangue innocente.

È doveroso oggi celebrare su questo monte, in questa chiesa della Madonna della Neve la MEMORIA di quei fatti, memoria che su questo altare, in questa S. Messa, diventa “memoriale”.

È memoria accesa di ciò che è accaduto il 23 maggio del 2021, che deve diventare al più presto GENIALITA’ RESPONSABILE per risposte inedite, giuste per l’oggi e il domani del Mottarone.

Prima di questa S. Messa è stata posta sul luogo dello schianto della cabina una targa riportante i 14 nomi delle vittime che, come un campo di guerra, ha accolto i corpi straziati: gesto doveroso e sacrosanto.

Pensando a quel lembo di terra mi sono venute alla mente le parole che, nel libro della Genesi, Dio Padre rivolge a Caino dopo l’uccisione dell’innocente Abele: “Che hai fatto, CHE AVETE FATTO? La voce del sangue di tuo fratello, DI QUESTI FRATELLI, grida a me dal suolo!”

Questo grido si alza sempre più forte anche qui dal Mottarone, sino a quando giustizia non sarà fatta. QUESTA TERRA È INTRISA DI SANGUE INNOCENTE!

Quando si sale su una cabina si è staccati da terra e nello stesso tempo non si può toccare il cielo, si è in una sorta di limbo spensierato. Che la giustizia non faccia la stessa fine!

Per favore in nome delle lacrime dei parenti e in nome di Dio teniamo i piedi per terra, per individuare volti, manovre, scelte responsabili portate avanti, non da fantasmi del Mottarone, ma da precise persone.

Che si possa udire al più presto un grido che fori il cielo, che dica anche alla Gerusalemme celeste: “Giustizia è stata fatta!”. Se lo chiedono anche tutte le persone oneste, che sono la maggioranza, che lavorano con passione e vocazione secolare su questa vetta del Mottarone.

La Bibbia ci ricorda che il difficile, tortuoso percorso della giustizia deve tener presenti due ferite, due lame acuminate: la malizia, la superficialità; la spregiudicatezza dei malvagi, ma anche il silenzio dei giusti.

Una mancata giustizia sarebbe un diabolico freno a mano contro la SPERANZA e un “cazzotto allo stomaco” per tutti coloro che credono e lottano per la giustizia, in primis le autorità e le forze dell’ordine qui presenti.

Un forte abbraccio, una carezza al cuore, un bacio fraterno a tutti i parenti delle vittime. Celebrazioni come queste sono per loro, non dimentichiamolo, giornate dove vendono riaperti di colpo e con violenza tutti quei cassetti del cuore ricolmi di voragini di dolore, di ferite ancora sanguinanti e forse anche di tanta rabbia, umanamente comprensibile. Queste ferite, questi “buchi neri” sono i fori delle mani e dei piedi del Crocifisso-Risorto, non si cicatrizzeranno mai.

Chiediamo nella fede che la Resurrezione di queste esistenze e del Mottarone, passando attraverso le dolorose feritoie, le labbra ancora aperte e sanguinanti di queste lacerazioni, rinascano a una vita nuova. “Per crucem ad lucem!”.

Se un giorno il piccolo Eitan, l’unico sopravvissuto di quel tragico schianto, raggiunta la maggiore età, decidesse, in un impeto di coraggio, di tornare su questa vetta, ove in pochi secondi è stata falcidiata tutta la sua famiglia, potrà avere la consolazione nuova di aver vista compiuta nella sua pienezza la GIUSTIZIA e la VERITA’ STORICA? Troverà solo impronte di un ingiusto e terribile passato o potrà percorrere indelebili sentieri di una giustizia finalmente acclarata e applicata?

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La rottura della fune, la chiusura della funivia hanno rappresentato una sorta di ischemia di una fetta importante di questo territorio montano che ha bisogno subito di ossigeno, di nuove “terapie”, di nuove strategie. Di qui l’urgenza di una sinergia, in una logica “dei vasi comunicanti”, tra tutte le forze amministrative, politiche, turistico-alberghiere per ridare un nuovo volto al Mottarone. Ne ha diritto!

Termino con il riferimento, gravido di speranza, dell’anniversario luminoso che celebreremo SABATO 6 AGOSTO in vetta al Mottarone con il Vescovo mons. Brambilla. Ricorderemo i 70 anni della ricostruzione della Croce distrutta da un fulmine. Il Mottarone, la Diocesi e la Provincia di Novara fu raggiunta il giorno 2 GIUGNO 1952 da un radio messaggio di Pio XII con l’accensione di un nuovo faro.

È con le parole di Pio XII che concludo questa omelia: «[…] Il senso cristiano ha voluto da voi che questa Croce [del Mottarone], fulgida il giorno sotto i raggi del sole, sia essa stessa focolare di luce, che rompa le tenebre della notte, come il faro ai naviganti. E questa è pura realtà nei riguardi della vostra fede vissuta, se sia vissuta a dovere, e cioè a norma della giustizia evangelica, parola e vita di Gesù Cristo. Ancora una volta, ricordate l’esortazione del Redentore: “Voi siete luce del mondo.” Pertanto, venerata da voi sul monte o nel piano, con tutte le dimostrazioni di cui è degna, sia la Croce di Cristo, diletti figli miei, la vostra gloria al cospetto degli uomini. Ma pensate che, se il monumento del Mottarone è ricordo e figura, ciò che esso naturalmente richiama è la vostra passione di ogni giorno, quella cioè che fiorisce a ogni passo sul vostro cammino e viene a voi dalle cose, dagli uomini, da voi stessi, così volendo, così permettendo Dio».

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